Cose Buone, Riso alla Pilota e vino Groppello

Cose Buone era una bottega, ora è l’accoglienza di Daniela e Davide. La dolcezza di Daniela è la durezza di Davide.  La durezza di Davide è la dolcezza di Daniela.
Continua il mio viaggio di Buongusto in Trentino e questa volta sono stata imperfetta. Ho dovuto aspettare qualche
giorno prima di scrivere perché sono uscita da Cose Buone con enorme pienezza. Ricca. Ricca di energia, di cose da dire, tante cose da dire. Parole da urlare, parole di pungolo, parole sincere, sorrisi belli. E’ servita una profonda riflessione per scegliere il tema dell’unione, altrimenti avrei scritto 100 pagine.

Allora parto così, da Cose Buone come storia di unione. Unione di due persone che vengono da regioni diverse, che hanno scelto di vivere e di lavorare insieme. Hanno creato una famiglia, hanno comprato un negozio che piano piano è diventato un negozio specializzato, di sole cose buone con prodotti ricercati e selezionati. Hanno aggiunto una piccola enoteca, ed ancora negli anni un punto di ristoro, di degustazione.

Cose Buone dalla provincia di Mantova arriva in Val di Non e nel loro ristorante propongono unione anche nel gusto. Trovate infatti piatti tipici della regione Lombardia e del Trentino. Questo ristorante si trova presso il centro sportivo Tennis Halle a Cavareno (TN), ha un’ampia terrazza esterna ed è circondato da prati. Qui puoi ordinare anche un cestino da asporto per il tuo picnic.

Cose Buone, le ricette di Daniela

Daniela è una bella donna, curata, posata anche nei modi, con una voce delicata e gli occhi puliti. La dolcezza di Daniela.  Lei si occupa della cucina, i piatti nascono dalle sue mani. Carinamente mi racconta che la storia del Riso alla Pilota nasce nel mantovano dal bracciante addetto alla pilatura del riso, detto pilarino. Una volta il riso veniva pilato nell’aia delle cascine e chi si occupava di questa lavorazione aveva bisogno di un pasto sostanzioso. Nelle campagne, a disposizione vi era appunto il riso ed il maiale, per cui vennero uniti insieme in un piatto ma con un metodo diverso, un modo che permettesse al bracciante di continuare il suo lavoro senza verificare la cottura del riso. Il metodo alla pilota consiste infatti nella cottura a riposo del riso, con la giusta dose di acqua bollente in modo da ottenere un riso completamente sgranato.

Ricetta Riso alla Pilota di Cose Buone

Ingredienti per 5 persone:

500 gr. di riso Vialone Nano mantovano
600 gr. acqua
500 gr. di pesto di maiale (pisto in dialetto)
1 noce di burro
Parmiggiano Reggiano grattugiato q.b.

Procedimento:

In una pentola dal fondo spesso portate a ebollizione l’acqua salata con un pizzico di sale grosso e poi versare il tutto il riso, mescolare e lasciar cuocere per 3 minuti con il coperchio. A questo punto spegnere il fuoco, mescolare nuovamente e mettere un panno o un canovaccio sulla pentola e chiudere con il coperchio. Si lascia cuocere il riso a riposo per altri 20-25 minuti. Il metodo alla pilota permette di ottenere la sgranatura del riso e si ottiene solo facendo cuocere il riso nella sua acqua senza scolarlo.


Nel frattempo cuocere il pesto di maiale in una padella antiaderente. Quando il riso è cotto, quando avrà assorbito tutta la sua acqua ed i chicchi saranno asciutti e sgranati si procede con l’unire il pesto, una noce di burro e abbondante Parmiggiano Reggiano grattugiato. Una bella mescolata, impiattamento e ancora una spolverata di Parmiggiano terminano questo piatto.

Una variante del Riso alla Pilota prevede che il piatto sia arricchito da una costina di maiale cotta lentamente nel
suo grasso e da appoggiare sopra il riso, si tratta del famoso Risotto col puntèl.

Il vino da noi consigliato è rosso. Ritornando al tema dell’ unione, ho portato il mio vino rosso Privato che è un’ unione in cuvèe di Groppello e Pinot nero. Un’ unione tra territorio e internazionalità, tra rustico e nobile. Un’unione unica, un vino prodotto solo da Cantina LasteRosse, speciale e prezioso. Un vino importante, color rosso rubino intenso. Un vino di montagna che si apre nel calice con profumi di piccoli frutti rossi e spezie e che in bocca arriva deciso con il pepe e la giusta acidità per pulire il palato.

Con Daniela assaggio e brindo.

Vi lascio una parte della video-ricetta e devo dirvi che anche qui sono stata imperfetta. Imperfetta nelle riprese. Mi è dispiaciuto tantissimo di aver perso la messa a fuoco ma a Cose Buone ho rimembrato che l’imperfezione è un’ opportunità.

Cose Buone di Davide, da ladro di luce a scrittore

Cose Buone è molto di Davide. Davide ha una durezza bella, è un’artista, è un purista, un’osservatore e un guerriero. Per me è un’amante assoluto della luce e dei dettagli. Lui si definisce ladro di luce e Ladro di Luce è anche il titolo della sua mostra personale, la mostra delle sue fotografie.  Si definisce così perché è sempre stato attratto dalla luce e dalla voglia di catturarla in un’immagine. Racconta che fin da piccolo infatti scappava nella libreria a rubare la piccola macchina fotografica per avere il piacere di scattare un solo istante.

Ama dare un nome ad ogni foto e usa parole come definizione ed intuito per trasmettere la sua emozione.

Contrasti, opposti, la sua creatività trova ispirazione artistica nel potere della luce e nella forza di un grande dolore.

Davide Gibertoni è anche un uomo, umano e sensibile. Ha un bambino farfalla, Giovanni, che oggi ha 10 anni. Per Lui e per combattere questa rara malattia ha iniziato a scrivere. Un libro che lui stesso definisce un regalo per i suoi figli.

Il libro è Il sorriso di una farfalla – editore l’arcobaleno.

La copertina è disegnata da Anna, altra figlia di Davide e Daniela, ai tempi ancora piccolina che ha trovato il suo modo di dare valore a quanto accaduto, disegnando un grande farfalla rossa in mezzo a tante altre. Fatevelo raccontare, a Davide ritorneranno gli occhi lucidi e tante parole. Oggi afferma di sentirsi sotterrato ma forse ha sbagliato termine. E’ vero, è staccato da colui che ha scritto quel libro ma è un guerriero silenzioso, che non accetta tutto, che non si accontenta e che vive di cuore.

Il mio augurio è per il suo sogno, chissà che presto questo libro diventi un film.

Davide Gibertoni – Ladro di Luce

Silvia Tadiello

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Mi chiamo Silvia Tadiello, sono un perito agrario, mamma, moglie e donna del vino. Sono nata in pianura, nella terra tra i due fiumi e dal 2010, le montagne che mi hanno abbracciato, sono diventate casa, ispirazione e scoperta. L'idea del blog nasce dalla voglia di raccontare attraverso i miei occhi la meravigliosa avventura che è essere una produttrice di vino.

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